sinelink sinecura

storia di un'attenzione

 

 

Settimanale, settimanino, panni a sette.


Anna parla col prossimo suo. Le piace, il prossimo suo? Sì. Moltissimo.


Non esistono i fatti ma solo le loro interpretazioni”.


Non puoi dire di amare il silenzio e poi aprire un blog. Non puoi”.


Ci vuole stanchezza e ci vuole illusione”.


A prima mattina gli uccelli stridono e io li posso sentire.


Mi chiedo cos’altro possano essere i periodi, se non lassi di tempo”.


Tu menti.


Emanuele e Maria sono seduti sul divano verde. Sono pieni di valigette.


Riluce in essa le corporali bontadi, cioè bellezza, fortezza, e quasi perpetua valitudine”


Voi non sapete di chi state parlando”


Prende fiato e comincia a scandire frasi girando a lunghi passi intorno al mio tavolo di cucina. Pronuncia quattro volte la frase “a norma di legge”.


Riconosco il tuo dolore, lo prendo in mano, lo trattengo. All’improvviso, stringo quanto più posso.


Kort bezoek, kort bezoek, kort bezoek.


Te lo spacco per terra, il cubo di Rubik”.


Pulire il pesce tagliandolo per lungo con un paio di forbici aperte. Si dice “eviscerare”. L’altra lama preme contro le quattro falangi ma non le taglia.


Quando ho gettato le cicale vive nell’olio bollente. Quanto tempo è passato, prima che si placassero. Con che occhi mi guardavano. Perché non hanno urlato.


Cinque pagine di veleno per poi sputare dieci righe di antidoto. O viceversa.


La donna del vecchio manifesto per il tesseramento, quella con l’orrida quercia in testa al posto dei capelli: una chioma piatta verde bandiera contro il riflesso dei miei capelli tridimensionati nella vetrina della sezione, ma la sagoma è identica.


Arrangiàtevi, Annina”.


Ricostruire l’immagine di una persona guardando fisso il piano di un tavolo. Vederla all’improvviso fare delle strane evoluzioni (come delle capriole lente) sul tavolo. Rimuovere lo sguardo dal tavolo per cancellare la persona.


Mi sono piaciuti: Hagler da palmasco, l’ingegnere lunghissimo da giuliomozzi, e il tono del blog di totentanz. Mi sono annoiata in PL. Sono andata da Invasiva a prendere un caffè ma non c’era, o non c’ero io.


Papà mi ha regalato cento euro durante il gran premio. Cioè si è alzato dalla sedia, ha interrotto la visione del gran premio, ha attraversato la stanza ed è venuto a darmi cento euro. Il fatto contiene tali e tanti elementi di stranezza da poterci scrivere un intero libro sopra.


Di questo non posso parlare, di quest’altro nemmeno, di quest’altro nemmeno.


Non ricordare più niente, mai più dimenticare.


Via da lì!!”


Cinque hamburger dentro una padella fanno una specie di margherita composta da cerchi. Modello di stilizzazione floreale in voga negli anni sessanta.


Ognuno di noi vive acquattato in una costruzione complessa e conveniente, che è la sua casa interiore.


Me pregunté por supuesto, qué es lo que hace que una mandarina sea una mandarina y no otra cosa. Es obvio que una mandarina no es una sandía, por hacer una comparación grosera. Pero en el caso de la naranja, la cuestión ya no es tan clara….”


Paoloni ha ragione. Però mi fa tristezza. Odio questo luogo e i modi in cui lo chiamano. Non dovrebbe essere un luogo, difatti, ma un insieme di cose - allora sì.


Mangiano in silenzio. Se ne fregano di noi, noi ce ne freghiamo di loro. “E torniamo alla politica interna”.


Quella che Ernesto De Martino chiama angoscia territoriale”.


- Per cortesia, ci dovresti andare. Fai la cortesia.

- Non voglio fare nessuna cortesia, ecco qua.

- Poi non ti lamentare.

- Non mi lamento mai.


Una volta ho scritto una poesia intitolata “lumaca trapezista”. Poi ce ne ho messe altre sotto, nello stesso documento, ed è diventata una raccolta intitolata “lumaca trapezista”. Penso a Lazarillo, tutto solo, che dondola appeso a una foglia.


Perchè tutto assieme? Perchè tutto assieme?

Tutto assieme non va bene, non va bene tutto assieme”.


"[...] liberamente capita".


Non entra. Non si può fare a pezzi.


Rispondile e dille che dalla mia casa si vede la sua casa.


Che esercizio di vanità (parlare senza dire, da seduta, e col capo inclinato; parlare per sentirsi parlare).


Antonio Pascale, Antonio Pascale, Antonio Pascale (esperimento)


Avrai con labbra escogitato di dire qualcosa da mangiare.


Anche di un post si potrebbe dire “in diretta-differita”. Suggerirei anche: diretta-inversa, diretta-espressa, diretta-indiretta.


Dalla politica pretendo invece NOIA, basso profilo, trattativa, pace, civiltà, ozio, eliminazione dell’imprevisto e un costante aggiustamento non traumatico e consensuale delle regole del gioco”.


Questo è un modo tranquillo di postare. Tiri dritto per una strada piena di sole, per l’abbagliamento non vedi niente – no panoramas.


Nouuu / tu non sei più la mia bambinaaa / ma una moderna ssignorinaaa…”


- mettiamo i granchi, per terra?

- che granchi? che cavolo sono, i granchi?

- chiddchidd d’ plastc, invece del vespaio.

- io non ne metto, granchi.

- i c’rò ammà mett?

- un massetto alleggerito di…

- d’argill?

- d’argill.

- sabb’i c’mend? mbastait?

- lask. saupasaup.

- deic cntrimtr?

- sett, iott, avast’n.


- 5 pedate e 6 alzate.

- no.

- sì.

- no. dammi la matita.

- aspì, sté spndaeit.

- appond’l.


Ci sono rumori che sembra estate. Passando davanti alla pescheria, sembra estate al mare.


Il pubblico. Non c’è un pubblico. C’è il tuo orecchio che ronza. Si allarga a conchiglia e raccoglie in un colpo quello che dici. Poi si rovescia e lo ributta dentro.


Io adesso scendo e vado a manifestare.


Tiene uno strano stendardo appeso al muro, a casa sua. Azzurro polvere, e la scritta: PALERMO. A caratteri giallo oro, contornati di nero. L’ha comprato usato.


Mi sento spezzettata come quello che leggi. Allora metto in colonna tutto quello che mi viene in mente. Mentre a momenti scoppia l'estate. Che il sole profuma, quando vado a stendere i panni.


La diga è quello che è. Mica si può aspettare in eterno.


Onora il padre e la madre. E il figlio. E quello e quell’altro. Onora (in generale), prega con parole e porta oggetti in dono.


Sognati cinque tronchi di pino giovani infissi nella terra come pali, cinque tronchi di pini giovani, cinque giovani tronchi di pino, cinque tronchi giovani di pino, di pini (comunque si chiamassero, erano lì).


- E che cosa potrebbe piacerti, in sostituzione della Coppa del Nonno?

- Proprio niente, Fra’, mi dispiace. Non c’è niente da fare.


Come pretendi di raccontare il Madagascar a una polacca. In italiano. E’ da mezz’ora che stai parlando e le hai già raccontato de: la ragazza che si spogliò in aereo, l’uomo d’affari che commerciava legnami, gli animisti, i feuxdebrousse, il sisal, i videoregistratori nelle capanne, le etnìe malesi, Monsieur le Président Ratsiraka, la luce meravigliosa del Capricorno.


Il gatto me lo riportavano avvolto stretto in una carta da pesce. L’infezione gli era arrivata al cardio, e poiché il veterinario aveva chiesto se si provava a saltare sui termosifoni e a salire le scale a balzi (“si prova? si prova?”, e la risposta era stata sì), aveva concluso che era meglio ravvolgerlo stretto in una carta da pesce. Dalla sua carta da pesce, racchiuso come un salamino, mi guardava.


Mia cara nipote: non ti ho telefonato perché rispondi a sms, non sono venuta perché cosa venivo a fare, non ti ho mandato un regalo perché non ho soldi. Ho di te un ricordo in pantaloncini e capelli lunghi. Ti scordo presto, non pensarmi, zia Anna.


La scrittura nasce perché non è diretta, ma esule. Come se la parola non potesse avere altre possibilità che quella di arrivare dopo, in differita, fuori sincrono rispetto al reale”.


“…oceani di stoltezza e goffagine si allineano per associazione ad un dischetto di gesso tracciato sull'erba, in una piovosa notte di primavera in un punto del globo, Milano”.


Cosa possiamo fare, se non un’inesausta riflessione sul blog?

Sull’altra sponda possibile, un’inesausta enumerazione di fatti propri.

Bello il commento di Livio Romano a Paoloni. Rappresentativo di tutti i j’accuse nei confronti dei blog, dei bloggers. Bello e inutile, “lascia il tempo che trova”: che dire in proposito? che lo dicono tutti.


Lascia il mondo come sta, e le parole come vengono, che così si vede tutto.


E’ il tempo. E’ la ciclotimia. E’ la malasorte, è un meccanismo non regolato che s’inceppa – alla fin fine, che ve ne può importare?


Abbassa i toni, Anna. Che solo a parlare alto, la diga va giù.


Limare esistere stare limare limarsi

timido srotolarsi – paziente riavvolgersi riavvilupparsi

mille di questi intenti di questi spaventi di confezionarsi

e crescere invece fuori contraria alla scatola e al gesto di darsi.


Anzi, Giovanni, vammi a prendere un caffè al bar che la macchinetta s’è rotta”.


Aetatem anticipando virtutibus, feliciter regnandi primitas mirabiliter exconditur”


Ogni movimento su una superficie piana che non sia dettato da necessità fisica è una forma spaziale di autoaffermazione, si tratti di imperialismo o di turismo”.


E il cuore non muore quando sembra che dovrebbe”.


Tu non sei tu. Tu è un altro.


E’ un parlare sufficiente, è sufficiente parlare.


“…piuttosto che schierarsi aprioristicamente pro o contro l’eolico…”


era di maggio…”


E’ la terza volta che ti dico brava da stamattina!” (altri cento euro).


La sistematica perdita di tutto il perdibile, la quotidiana goccia che fa traboccare il quotidiano vaso”.


Distesa, tutti i muscoli rilasciati fino all’ultima fibra. “Riposa le membra”. Da che?


Pregi, veleni e pensieri non più sottovetro ma solo tuoi e fatti per avere un peso”.


Un’altra specialità regionale è strusciarsi il naso col dorso della mano sinistra dopo aver starnutito, componendo nel contempo, con la sola mano destra, un numero sul cellulare (selezione rapida), e alla risposta informando festosamente l’interlocutore di come si sia appena starnutito eloquentemente. Inoltre c’è chi, a forza di trattenere starnuti, gli è venuto un infarto.


I fili degli aquiloni scorrono rapidamente nelle mani di chi li manovra. Possono produrre abrasioni, che il manovratore generalmente non percepisce. lo stesso avviene “redini alla mano”, in mancanza di guanti. L’azione mirata produce distrazioni periferiche.


Oh non posso davvero raccontare della mia fuga, a un blogrodeo figuriamoci, senza spezzarmi il cuore. Non ne so fare fiction se non dal vivo.


Poi ti ritrovi tutti e tre, a ruminare carote intorno a un tavolo. A che cazzo è servito?


“…sonounpirataedunsignore, professionistadellammore…”


Stai calmo” gli hanno detto, poi se ne sono usciti, poi lui ha chiamato i carabinieri, che poi in effetti sono arrivati, ma però quelli se n’erano andati.


“…la smemoratezza è come un uccello

dalle ali piane, tese, immobili…”


L’OCCITANE (en Provence) célèbre la récolte de la lavande”.


Sono quasi trent’anni che mi brucio i capeli al gas quando mi accendo la sigaretta, benché il movimento sia collaudato, anzi forse proprio perché è collaudato, continuo a bruciarmeli indefessamente.


Ma è fantastico. Non ti muovi da lì. E ci mettiamo a guardar scorrere sotto - uno su un crinale l’altro su quello opposto - disordinato il torrente che potremmo chiamare “delle mie storie”.

Le mie storie. Non le tue.


Postare sentimenti. Non è possibile. Si possono postare piedi, mani. Scarpe, capelli. Perfino strade e piazze (vai così). Postare sentimenti non è possibile.


Io prenderei Mike lo sbatterei al muro e gli farei buttare fuori in un colpo solo tutte le parole che ha in canna. Che così poi dopo non ne ha più, di parole. Poi con quelle parole ne carichiamo un’altra, di persona-fucile. E così via e così via per tutti quanti quanti siamo.


Eppure non te lo puoi dimenticare, in piedi davanti allo specchio a darsi l’eyeliner.


Marcello, lèvati dal panorama!”


Lèvami le mani di dosso. Lasciami andare.


Ho detto spòstati dal panorama, cristodiddio.


Chiudi questo computer. E senza sbattere il coperchio.


(scusa gian sono indeciso fra eletto o eretto ... ti dico dopo)”.


- Hai censurato cinque sinelink, tre lettere e un commento. Ti sei tagliata altri due centimetri di capelli. Ti sei tagliata un dito col coltello del pane.

- Ho insanguinato il pane e poi l’ho portato a tavola.

- Per giunta, e figuriamoci.


- Insomma ti è piaciuto?

- Avrei detto di no.

- Che cazzo di risposta è?

- Allora sì.

- Bene, diglielo.

- No.


Aspetto serenamente che mi stacchino il telefono così la smetto di leggere i blog che ho da fare un monte di cose.


Mi piaceva di più la bicicletta di prima, quella color amarena, anche se era meno sofisticata e più da bambino.


Sinelink sinecura è la revisione della lingua, come fanno le revisioni alle macchine, ogni due anni. Non che una panda possa mai diventare una porsche, ma te la ridanno perfettamente funzionante: una panda efficiente.


Bianca mi regalò un ritaglio di giornale: c’era la foto di un corpo bellissimo e nudo. Io tagliai quel ritaglio in quadratini di meno di un centimetro di lato, misi tutto in una busta e restituii. Questa è stata la più grande sciocchezza della mia vita. Da qualche anno ho cominciato a ricostruire il corpo bellissimo: non ce la farò mai. Non faccio altro che raccontare questa storia”.


“…giacché duramente diffidano e sempre diffideranno della vocalità della voce, vanitosa custode della purezza dei concetti”


Per scrivere due commenti cretini mi sono completamente dimenticata di andare a prendere il bambino a scuola. Segno di incoscienza, o di pura passione.


Come spiegare questo: la bellezza che non volevi aver avuto, non sopporti che ti venga levata.


Qualcuno respira respiri e poi più niente ma il video non lo testifica”.


Pesante, pesante, pesante, pesante, pesante, pesante, pesante.


Non ci ho capito niente, comunque faccio finta di aver capito, così la smettete.


Non si può tirar fuori una lumaca dal suo guscio, se no diventa una lumaca morta. Allora la lasci così, la posi delicatamente per terra, poi fai per girarti, metti male il piede, e la schiacci.


I ragni rossi non ci fanno proprio niente”.


Voglio una lingua per dire tutto. Non parlo a nessuno.


...pulegge nascoste che posizionano i cantanti ad altezze variabili”


Ci sono frasi che hanno senso a posteriori”


Una giornata borghese, anche se coi nervi lussuosamente tesi”


L'imperscrutabile vince, l'ovvio perde”

E a un certo punto quello che devi dire invade tutto il resto. Tutto il resto è “preso”, è implicato. Tutto il resto entra in affresco, stabilisce legami fra sé e sé, si assomma in entità. Tu credevi, di riuscire a salvare tutto il resto (i cavoli almeno, se buttavi la capra), ma quello che devi dire alla fine si spande come una tinta. Tutto si tinge di rosa, o di rosso, o di verde, o di lilla.


"Il gigante del pensiero dalle converse di argilla".


..a parte voi splinderiani che siete belli e sfaccimmi”


Ho anche paura del mio collega che ha sempre freddo e mangia continuamente merendine”


L’inferno dev’essere qualche cosa del genere: persone che sostengono, ostinatamente, il falso.


Per quanto tu ragioni, c’è sempre un topo – un fiore – a scombinare la logica”.


ma sono pazzi? perché sono così immoralmente fermi?”


A una certa età il prosciutto sugli occhi affossa la beltà dello sguardo”.


Soffrirò con grazia, sorridendo e fischiando, operando piccole cortesie per alleviare il mio e l'altrui dolore”.


Quindi aspetti che si palesi, il post stupendo che metterà fine all’esposizione. All’amico che ti scrive dovrai rispondere, ma non sai, se lo farai linkandoti, e aggiungendo la frase “abito qui, adesso” – basterebbe, per rispondere esaurientemente alla sua ansiosa domanda: “come stai? che fai?”. Io faccio qui, adesso; io abito qui, adesso; qui, a questo indirizzo - e questa è la più completa rappresentazione di me (o almeno: la più completa che so fare).

Essere un indirizzo (già è meglio di quello che si diceva una volta, “essere un numero”).


Non mi ricordo da anni, una campagna elettorale fatta con tanto dispiegamento sonoro. L’amplificazione è massima, e molto buona, il service del palco funziona a meraviglia, e il palco dei comizi è giusto qui sotto. L’altroieri pomeriggio Niki Vendola ha fatto un comizio “accorato”, tanto che dal terrazzo – pur non avendo particolari simpatie per Rifondazione, o per meglio dire per il “partito della Rifondazione Comunista”, come dicono loro - io e mia madre l’abbiamo applaudito. Quando invece è venuto D’Alema è stata tutta un’organizzazione di negozi che si aprivano e si chiudevano, ma io poi non l’ho sentito.


E venuto Massimo, ieri. Ci voleva la sua figura lunga, allungata sulla sdraio sotto il cielo che mano a mano si scuriva, per farmi capire dove sto, e soprattutto quanto tempo ci ho messo.


Quel CLACK, forte. Quello che mette fine ai pensieri quando ti addormenti. Quello che ti fa avere paura che ti fa dire “adesso basta”. Quello che sai che significa due cose insieme: che devi smettere di fumare e che devi smettere di pensare a questo modo, e cioè di pensare scritto. Quello che sai che sarà il rumore di quella specie di interruttore, quando sarà.


Parliamo al tavolo di cucina, ogni mattina alle sei e mezza. Io gli chiedo com’è andata quella faccenda, lui mi racconta. Io espongo le mie impressioni, lui mi dice le sue. Io gli parlo di un altro punto di vista, lui mi dice “può essere”. Poi lui va a controllare la posta elettronica, poi la controllo io. Poi da mattina presto diventa mattina, e ognuno si ritira all’interno della sua giornata, come una lumaca nel guscio.

La mattina presto, verso le sei e mezza, stanno seduti al tavolo di cucina come due lumache nude.


Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato”.


Untitled sta diventando troppo titolata. Ha perfino i sottotitoli. E un sacco di corsivi e di grassetti, per non parlare del tripudio di virgolette.


Stasera ho fatto cadere una bottiglia di birra nel negozio di alimentari, e si è rotta in mille pezzi. Poi adesso, qui in cucina, mi è cascata per terra la zuppiera più carina che avevo – e si è rotta in mille pezzi. Qualcosa mi dice che dovrei evitare di farne un post, perché potrebbe rompersi in mille pezzi. Ne farò un sinelink, che invece non si romperà in mille pezzi, perché è un pezzo solo.


Il mio corpo ogni tanto, incurante di tutto, prende una penna in mano e comincia a scriversi. Secondo una modalità pre-ipertestuale e barbarica chiamata “sinelink”.


- Quanto tempo è passato?

- Cinque, dieci minuti, non mi ricordo. E’ stato un tempo lentissimo.

- Siamo ancora qui.

- Non credo. E’ un’impressione.


Così hanno bussato, era lei.

Chi è?”, mi ha chiesto lui, appoggiato alla porta – alla porta, come se fosse sua.

E’ Carla”.

Carla guarda dal portone verso di noi. Verso di me, e Massimo mi sta a fianco, appoggiato alla porta.

Massimo, che sorpresa! Per