senza fine
Non sogno neanche più.
M'imbarazzo di me.
Come se dovessimo ottenere qualcosa, da questo.
Ma invece, è evidente.
La cosa più consistente è di luce, ne dovremmo parlare.
Chi, dovrebbe.
Beh.
Chi dovrebbe non fa errori, maledetto.
E pian piano, tante di quelle cose
si avviano di nuovo ad essere, sempre più stabilmente, innarrate.
Felicitàtevi.
Però tu
hai imparato ad usare questi termini immondi.
Poi sì, incredibile: non ci riuscirono loro mai
a interrompere questa brutta abitudine
(l'oracolare continuo, l'oracolare indefesso)
e ci è riuscita la rete.
Parole come indefesso mi fanno ridere. Ieri ho parlato con max.
Tiene una figlia giapponese in giappone e una italiana in italia.
Avevo amici, insomma, all'epoca.
Incredibile.
Poi se leggo degli articoli sulla rete (ce n'è due sull'espresso)
non ci capisco niente.
Come a dire: la rete non la so.
E che cosa sai tu.
No io... non ho più competenze.
Rispondo ai questionari swg. Mi pago a credito tim.
Alla fine (a tre quarti) dei questionari, c'è sempre che puoi scegliere
il titolo di studio. Il mio si chiama:
laurea specialistica di II livello, o 4/5 anni.
5 anni, la mia. Cioè 8, perché facevo altro.
Cosa diavolo facevo.
Scrivevo e bighellonavo. Tenevo un cane pazzo.
Facevo corsi di cavallo. Viaggiavo. Poi studiavo.
Studiavo con sistemi del cazzo.
Utilizzavo un sistema crocette.
Cioè leggevo paragrafi: se li leggevo 3 volte
li sapevo così così
se li leggevo 5 volte
li sapevo benissimo. Basta.
Niente pensieri, niente elaborazioni cioè.
Leggevo e basta, pure se non capivo
per via di una specie di assorbimento capillare
la terza volta capivo un po', la quinta volta capivo tutto, bene.
Mi sono comprata una penna sottile azzurra. Anzi turchese.
Le vendevano a 2,50 euro (dentro a un barattolo, a mazzo)
queste penne sottili laccate, di marca
che una volta si regalavano alle feste.
Avessi avuto un quaderno ne avrei fatto un uso intenso, perché scrive scorrevole.
La uso per la domenica quiz - con la quale peraltro, sto avendo difficoltà.
E per i punti del burraco, la sera con mamma.
Ieri ho preso la bicicletta, dopo tanto.
Nel senso che dopo tanto, ho chiuso in casa il cane
e ho fatto i miei chilometri di salite fetenti
e discese meravigliose col vento che fa rumore nelle orecchie
ho rifatto il percorso
ed era quasi buio.
Sono passata davanti ai tre cani
che normalmente dormono dietro alla masseria
e all'improvviso, ho avuto paura che si avventassero.
Sì, proprio: contro di me.
Mi sono preparata, senza rallentare però.
E gli sono passata sotto il naso a sessanta all'ora (la discesa è ripidissima e senza fine)
(senza fine)
(dura un attimo senza fine)
(lo vedi che ci puoi ancora credere?)
C'è qualcosa di grosso che non sai.
C'è qualcosa di grosso e consistente che non posso che non voglio più dire.
C'è qualcosa dalla quale, con una grossa siringa, hanno estratto consistenza vigore.
Hanno quando.
Hanno come.
E soprattutto: hanno chi.
La quarta volta che scrivo hanno, mi sembra il maschile di hanna.
