Va tutto bene nel diario segreto. E anche qui.
Va tutto bene nel diario segreto. Sono sola tra me e me. Dico un sacco di puttanate. Qualche volta anche qualcosa di interessante, in genere quando mi capita di guardar fuori
per un attimo
poi rientro precipitosamente, a paguro.
Non m'interessa più tanto guardare fuori, né intrattenere rapporti, ho capito. Ostinatamente mi ripeto se non c'è niente da mangiare è inutile che vengo a cena, se non c'è niente da mangiare è inutile che vengo a cena, è una specie di mantra. In questo modo, sono andata avanti anni - ero più giovane però. Di me si dirà, quando sarò morta, "e che faceva? teneva diari!". Una volta da un diario ho fatto un libro, io credo che non si trova più. Era un bel libro, credo. Riccardo una volta disse che da morto voleva essere cremato, insieme a quel libro lì. Perché insomma, certi libri si scrivono per certe persone, nel senso di attraverso, io dopo quel libro diventai la sua donna lo sono ancora, e son passati sedici anni. Per dire che sì, con la scrittura si fanno le cose, certe volte. Un giorno quando io sarò più vecchia e lui sarà diventato grande, dirò a mio figlio che è anche figlio di un diario, lui. Perché se non mi fossi messa a scrivere quel diario, non credo che avrei avuto la forza di far di tutto per mettermi con suo padre - un diario ti conferma nelle tue più enormi assurdità, le corrobora, le massaggia, le fa esplodere e le fa vere. Io sono sempre stata molto docile coi miei diari, ho fatto quello che dicevano loro, alla fine mi sono fatta trasportare dove volevano loro. Questo chi non ne scrive, diari, non lo capisce: il diario è una macchina per fare cose, per confermarsi nelle stronzate e per andare avanti in qualche modo.
Da quando è venuta fuori questa storia del diario pubblico, le cose non sono più "successe", però. Il meccanismo non ha funzionato allo stesso modo, anzi direi che ha funzionato esattamente al contrario: più che volevi farle, le cose, più che la fattibilità delle cose si andava sbriciolando. Non è da tanto, che l'ho capito, però diciamo abbastanza. Abbastanza. Questa storia del massaggiare le proprie ipotesi di lavoro non funziona più tanto, col pubblico che sta lì, che ti guarda e probabilmente ti rompe e si rompe il cazzo. Diciamo che non hai più (e non dai più) la meravigliosa sensazione che tutto possa cambiare, infatti quello che dicono tutti quanti è che "è sempre la stessa cosa", che è tutto uguale, che niente può cambiare. Allora invece, nel mio diario segreto, tutto sì che può cambiare. E ho così tanta voglia bisogno di cambiare, adesso, che me ne sto più tempo rifugiata lì dentro, che qui - qui a parlare di cosa? Qui a mettere ordine, mi son detta, a un certo punto, ma è un ordine presto fatto: io in pubblico dico sempre le stesse cose, giro intorno sempre alle stesse due o tre questioni, come più o meno fanno tutti. Ci saranno al massimo due o tre parole chiave per ogni blogger, per ogni persona che parla qui. Io le so. Me le appunto fin dall'inizio. Cosa sappiamo noi degli altri? niente, dice lei, dice lui. Non è vero: sappiamo quello che ci fanno sapere: ognuno ha quelle due o tre parole chiave da spendere, e le spende, cioè le mette in circolo e in ricircolo, continuamente, per l'esasperazione di tutti. Quello che non fa, quello che proprio non riesce a fare, è fare un tuffo, dal trampolino di quelle parole chiave giù nel mare.
E' un peccato effettivamente - ma ci saranno buone ragioni per questo, in genere ci sono buone ragioni per tutto. Comunque ho una buonissima ragione per starmene rintanata la più parte del tempo lì dentro, è la stessa ragione per cui me ne sto per larga parte del tempo chiusa in casa, e per il resto del tempo faccio chilometri a nuoto, avanti e indietro, come se fosse una scansione continua.
Ieri ho visto, via scorie, il video di un talk show. C'è frizzi, l'ex moglie di calderoli, silvana giacobini perfino, e una giornalista che tiene un blog da duemilacinquecento contatti al mese. Ora scorie fa quello che un buon blob-blog deve fare: segnala e sarcasticamente commenta. Ma io ho guardato e non me la sono sentita tanto, di fare del sarcasmo. L'ex signora calderoli a un certo punto è fantastica, si dice veramente preoccupata per la grande solitudine di chi... la giornalista blogger, allora, dice mannò mannò, che c'entra - perfino la giacobini, in un modo un po' contorto, dice mannò mannò che c'entra. A quel che è dato di vedere, l'ex signora calderoli permane preoccupata, moltissimo preoccupata. E c'è poco da ridere dell'ex signora calderoli, visto che qui è tutto un lamentarsi, tutto un mal di stomaco, tutto un coming out di addizioni: sto qua per ben quattr'ore, sei ore, otto ore... Io ce ne sto dieci. Circa. Non faccio altro, si può dire, con altre parole si potrebbe dire che mi sono dimessa dal mondo, se non fosse che....
Scrivo e leggo dieci ore al giorno, il mio lavoro è leggere parole produrre parole. Non sono scrittrice non sono giornalista, a momenti non sono neanche editrice perché è difficile fare libri per via dei tuffi mancati di cui sopra, di tutte queste persone che arrivano sulla punta del trampolino e come jacopo ortis gridano "oh madre mia!", poi si voltano e tornano indietro. Anche questa l'ho detta, non c'è più verso di essere originali, sarà per questo che effe se n'è andato - a far che poi non lo so.
Quello che voglio dirvi (dir-vi, dire a voi che siete lì), è di non lasciare il diario intimo-pubblico, di non lasciare il blog, che è la propria personale finestra da cui affacciarsi per parlare col mondo o farsi vedere dal mondo (la giornata che ve ne tiene), ma di iniziare a scrivere un diario privato, anche. E' un invito e un consiglio - un desiderio forse. Mi piacerebbe leggere quel che scrive pubblicamente una persona, ma sapendo che altrove questa persona sta cercando davvero di darsi conto del mondo, dal suo punto di vista. Una volta che qui non lo fa, non riesce più a farlo, o ha deciso di non provarci mai più... beh, sarebbe bello sapere che non tutto è perduto. Che la fiducia nella parola che forma mondi non è perduta, che la parola che forma mondi ha solo voglia, certe volte, di nascondersi e stare in pace a costruire, e a costruirsi. Sarà per la sua natura, appunto, sovversiva, sarà che non si può essere sovversivi tutti i giorni, sarà che "sovversivo" è uno stato d'animo che ti uccide, se te lo senti addosso tutti i giorni pur rendendoti conto che non ne riesci a fare tuffi, neanche uno... sarà per via di un sacco di cose, ma adesso ho deciso di portare avanti i due modi, il pubblico e il segreto. Di lasciare il diario invece non ho nessuna intenzione, perché è da quando ero piccola che lo so: se le cose non me le parlo, non me le sbroglio a parole, non succedono non esistono neppure. In questo modo, posso dire sinceramente di aver avuto una vita ricca - anche se un poco solitaria, ha ragione la signora calderoli.
- STOOOP! Buona la prima.
- Posso andare?
- Sì.
traversate
l'emozione composta delle traversate, l'andivenire dal ponte al ponte, la scomposizione di me in certe parti molli, che poi non si saldano più
al bar, si saldano, l'aria sapiente del barista marittimo, la fòrmica buona e densa, i bicchieri glacés, dai bordi arrotondati e spessi, i piccoli cibi da niente, confezionati
di un altro tempo, di un'altra era
di nuovo la giacca a vento di nuovo fuori, di nuovo la misericordia dell'essere trasportata e
sfuggita in tragitto - da, a
gomene tessute come enormi stuoini, stuoioni, si fanno nella notte, stuoioni di penelope grassi tessuti vegetali
lasciatemi stare precipitare a piccolissimi passi, da poppa, a prua, governando l'ingovernabile non potendomene andare, non potendomi consolare, mi consola
solamente il fermarsi del tempo in un tragitto che non si compie
untitled noi (esperimento formale)
Dal 31 luglio 2007 a oggi (adesso) 5 ottobre 2008, nel "commentario generale" sono stati postati 1450 (millequattrocentocinquanta) commenti. Distribuiti in 290 pagine da cinque commenti l'una, aggregabili idealmente a questo o quel post (in successione, ma senza soluzione di continuità). Il modello è quello della piazza, la configurazione prevalente è quella del cortile condominiale dall'accesso libero. Non è stato mai cancellato né censurato un commento, non avendone mai ravvisato (io) la necessità. Il commentario è linkabile solo nella sua interezza: nessun commento del commentario è linkabile singolarmente, ma a memoria è possibile rintracciare un commento immettendo una chiave di ricerca nell'apposito modulo search presente nella colonna laterale ("cerca in D.I.R.E").
ora preme il dente del sole sulla pelle dei prati
così che ne escono 100 papaveri l'ora
è il millesimo "sinelink sinecura". Per sapere chi l'ha scritto e quando, bisogna copiare e incollare l'intera frase e cercarla in google - se non è stata cancellata, se non è stata ricopiata da un libro, se non è stata trascritta da una conversazione orale, o se non è stata scritta da me e appuntata direttamente nel commentario. Dopo questo millesimo "sinelink sinecura", ce ne sono (a tutt'oggi) altri 80, dunque in totale, a partire dal 28 aprile 2004, sono stati annotati 1080 sinelink-sinecura, per una media approssimativa di 250 frasi all'anno (250 "puntamenti d'attenzione" che ho ritenuto di condividere). Nota: al 28 aprile 2004 non solo non esistevano "tumblr", ma non se ne avvertiva neppure la necessità, essendo qui nella blogosfera tutti presi a osservare e catalogare le cose proprie, o a linkare interi post altrui, a prevalente scopo di socializzazione - più tardi si dirà: social network. I sinelink-sinecura, mancando appunto tanto di link quanto di cura, non sono mai stati troppo socializzanti, pur restando un enorme magazzino (non archivio però) di materiali di natura collettiva. "Sinelink sinecura" è linkabile solo nella sua interezza: nessun sinelink-sinecura è linkabile singolarmente, ma a memoria è possibile rintracciarne uno immettendo una chiave di ricerca nell'apposito modulo search presente nella colonna laterale ("cerca in D.I.R.E").
Tutto questo "noi", è stato riconosciuto valutato irregimentato e pubblicato da "me". A cura e spese, essendo D.I.R.E. (notizia a margine) un sito a pagamento.
Per "me" s'intende untitled io.
Nudo (dichiarazione formale)
Non c'è messa a nudo possibile senza forma. La forma libera, non vincola - alla forma non chiedo di governare la messa a nudo, tanto meno mi aspetto che la impedisca: alla forma io chiedo di servirla.

un io che parla
Una giornata al mare
solo e con mille lire
sono venuto a vedere quest’ acqua e la gente che c’è
il sole che splende più forte e il frastuono del mondo cos’è
cerco ragioni e motivi di questa vita
ma l’epoca mia sembra fatta di poche ore
cadono sulla mia testa
le risate delle signore
Guardo una cameriera
non parla è straniera
dico due palle ad un tizio seduto su un’auto più in là
un’auto che sa di vernice, di donne e di velocità
più in là sento tuffi nel mare,
nel sole o nel tempo chissà,
bambini gridare,
palloni danzare
Tu sei rimasta sola,
dolce madonna sola,
nelle ombre di un sogno o forse di una
fotografia lontani dal mare
con solo un geranio e un balcone
Ti splende negli occhi la notte
di tutta una vita passata a guardare
le stelle lontano dal mare
e l’ epoca mia è la tua
e quella dei nonni dei nonni
vissuta negli anni a pensare
Una giornata al mare
tanto per non morire
nelle ombre di un sogno o forse di una
fotografia lontani dal mare
con solo un geranio e un balcone
- è... è noioso. Cosa succede qui? Non succede niente. Tu al mare, che diavolo ce ne importa a noi? parlaci piuttosto... della tua epoca...
- la mia epoca? è la stessa epoca tua. E dei nonni, e dei bisnonni...
- sì ma dimmi qualcosa. Fa', qualcosa...
- sì faccio, vedi?, sto facendo. Vado al mare, passo il tempo a pensare, a guardare. Mi chiamo io - e tu, come ti chiami?
- No non parla. E' straniera.
